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Calabrò: «Categorie unite e comunità aperte le vie del futuro»

Il Giornale di Vicenza

Come navigano le imprese nel mare tempestoso del cambiamento? Con la consapevolezza che la salvezza sta nella «comunità aperta» e nella «collaborazione», anche tra rappresentanze degli interessi. Si è concluso ieri il “Make in Italy Festival” che ha radunato per tre giorni al Castello di Thiene esperti di primo piano per esplorare il futuro dell’artigianato e della piccola impresa italiana, che sempre più si lega al mondo delle tecnologie digitali e al saper fare sostenibile. A chiudere il sipario sulla seconda edizione, un incontro intitolato: “L’impresa e la rappresentanza”. In un confronto condotto da Filiberto Zovico, fondatore di ItalyPost, hanno discusso del ruolo delle associazioni imprenditoriali e della sempre maggior richiesta di rappresentanza avanzata dalle imprese Aldo Bonomi, sociologo e direttore Aaster e Antonio Calabrò, direttore di Fondazione Pirelli, vicepresidente di Assolombarda e autore del libro “L’impresa Riformista”.«Oggi siamo dentro a una mutazione generale, un orizzonte dove si chiede l’intelligenza di seguire quello che sta cambiando, ciò che accade giorno per giorno – ha detto Calabrò -. In questo la logistica non è così differente per i grandi gruppi aziendali e per le piccole e medie imprese, perché queste ultime sono le pedine portanti, sono dentro una catena che tiene insieme tutto. Perciò tutti abbiamo a che fare con le mutazioni e di questo si devono occupare le associazioni di categoria che devono mettersi insieme e dialogare tra loro. Così si fa rappresentanza».

Antonio Calabrò ha evidenziato come i “paletti” non aiutino nessuno, così come non è di aiuto una intermediazione fatta da una sola persona: «Questa è sconfitta, è come voler fermare uno Tsunami con alcuni sacchetti di sabbia. Ciò che invece bisogna fare è mettere insieme più teste e riscrivere gli adattamenti di una gigantesca migrazione, di cambiamento radicale che tocca tutti i fronti. E se ne può uscire vincitori, perché dentro il mare in tempesta si può navigare, basta non sbagliare le vele». Un appello, dunque, alle “comunità aperte” intese come l’unica soluzione che si ha per affrontare il conflitto del cambiamento.Che la rappresentanza sia una ricchezza in ambito di ricerca, tecnologia, logistica e sostenibilità, lo pensa anche il sociologo Aldo Bonomi: «Nella metamorfosi, nella turbolenza dei grandi cambiamenti, nella crisi della politica, a salvarci potranno esserci solo le rappresentanze – ha evidenziato -. Le rappresentanze sono un’esigenza delle imprese e dei lavoratori, sono una traccia di speranza. Serve l’impresa riformista che poi a sua volta è colei che produce comunità e non una comunità statica, ma una comunità che sa reagire al cambiamento». Ecco, dunque, il concetto di “comunità aperta” tanto amato da Bonomi, la “città distretto”, la “città infinita” che solo le rappresentanze possono costruire mettendosi insieme. «Questo è il senso di fare impresa. Dobbiamo riscoprire il senso dell’innovazione del cambiamento proprio da qui, da noi stessi, e non c’è dubbio che le categorie abbiano senso di esistere, basta che stiano tutte unite e dialoghino fra di loro. Coalizzatevi per superare la crisi quindi siate dentro la piattaforma. E anche la Superstrada Pedemontana è una piattaforma importante, il luogo della sostenibilità della città infinita, uno snodo che offre centralità a una delle zone economiche più importanti del paese».

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